COMPITI Sì, NO, FORSE

Infuria in questi giorni sul web e non solo, il grande dibattito sui compiti a casa. Chi li vuole a tutti i costi, perché i bambini devono imparare e prepararsi ad un mondo duro, chi desidera abolirli del tutto, perché mortificano, appesantiscono il bambino ledendo il suo diritto al riposo, al divertimento e alla possibilità di partecipare a sport ed attività culturali.
A che cosa servono i compiti? I compiti servono per consolidare quanto fatto in classe, a patto che siano sensati nella qualità, nella quantità e siano capaci di far ragionare davvero il bambino non richiedano semplicemente di imparare a memoria a “pappagallo”; inoltre devono essere su argomenti già spiegati in classe in modo che il bambino possa lavorare in autonomia con la sola supervisione dei genitori. Spesso, invece, il carico di lavoro è spropositato, non gestibile da un bambino “medio” di quell’età e di quella classe, così finisce che i compiti li facciano i genitori cui tocca sostituirsi ai figli e alle insegnanti. Così, il poco tempo che genitori e figli potrebbero trascorrere insieme in attività ricche di significato si perde dietro ad una scrivania. In una scuola senza compiti i bambini sarebbero liberi di trascorrere i loro pomeriggi “da bambini” liberi di giocare, vivere attività interessanti, fare sport, riposare. E la fantasia va a bambini che giocano all’aria aperta, magari in gruppo, che praticano sport o attività culturali. In realtà, i bambini così fortunati sono davvero pochi e, a parte una minoranza di ragazzi seguiti da mamme disponibili o babysitter preparate, la gran parte si spegne davanti alla tv o ai videogiochi.
La questione allora non è riducibile a compiti o non compiti, ma consiste nel rendere il più possibile le giornate a misura di bambino: un po’ di tempo per lo studio, che dovrebbe sempre partire dallo stimolare l’interesse del bambino. Montessori raccomandava di partire dalla meraviglia “Sai quanti battiti può fare il tuo cuore in un minuto? Sai quanto sono distanti le stelle che vedi in cielo?” perché, una volta accesa la curiosità, il bambino ama imparare. Un po’ di tempo per il riposo, perché mediamente i bambini vanno a letto troppo tardi e sono troppo stanchi o vengono coinvolti in una maratona sfinente di calcio, nuoto, inglese, tennis e arrampicata con un livello di stress paragonabile a quello di un lavoratore adulto. Un po’ di tempo libero, in cui alternare lo sport, una passeggiata con i genitori, un pomeriggio con gli amici, e quanto di meglio siamo in grado di offrire loro. Per poter organizzare la giornata a misura di bambino, anche i genitori o almeno le mamme dovrebbero poter godere di giornate più leggere, in modo da poterci essere e offrire il meglio, ma con il lavoro che finisce tardi, la casa da riordinare, la cena da preparare, tutti facciamo come possiamo. La questione, allora, non è solo compiti o non compiti, ma come la scuola, la flessibilità lavorativa, le associazioni culturali si possano strutturare per rendere la nostra vita più di qualità, perché lasciare un bambino senza compiti solo davanti alla televisione, è assolutamente inutile.
Valentina Barovero
Psicologa 333 6474664
Associazione Passi di Pace
Corso Casale 309 – Torino
www.passidipace.it

education and school concept - little student girl studying and reading books at school